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Ipocondria: ammalarsi della paura di essere ammalati

Che cos’è l’ipocondria?

Fino agli anni 2000 nella classificazione del DSM, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la chi soffre di ipocondria è considerato come un malato immaginario. Ossia soffre di una sintomatologia fisica che non trova giustificazione dal punto di vista medico.
Essere ipocondriaci fino a quegli anni significava dunque, essere dei malati immaginari.
Arriva solamente nel 2013 il riconoscimento dell’ipocondria come un disagio psicologico che crea forti limitazioni nella conduzione della vita quotidiana. È in quegli anni che finalmente l’ipocondria non viene più descritta in modo svalutante, la persona non viene più tacciata come “matta” ma viene considerata come una persona che soffre davvero, perché così difatti è.
La sofferenza dell’ipocondriaco viene riconosciuta come reale, vivida, autentica anche se non esiste una spiegazione dal punto di vista medico, ne esiste una dal punto di vista psicologico.
Per effettuare una diagnosi di ipocondria quindi, occorre fare una valutazione non solo organica dei sintomi ma anche un’indagine accurata sugli aspetti affettivi, emotivi e comportamentali della persona e del suo problema.

Quali sono i sintomi dell’ipocondria?

Il principale sintomo di cui soffre un ipocondriaco è la mancanza di sintonia con il suo corpo, ossia la persona ipocondriaca ha perso il contatto con sé stesso, non riesce più a capire i segnali che le arrivano da dentro e si spaventa. Potremmo dire che il sentirsi vivo lo spaventa perché teme che quei segnali siano di morte e non di vitalità.
Questa mancanza di contatto diretto con il proprio corpo è alimentato tanto dalla paura quanto da tutto ciò che la persona ipocondriaca fa per cercare di “guarire” e ne parleremo tra poco.
Essere ipocondriaci quindi significa non riuscire ad avere più quel rapporto intimo e di comunicazione chiara con il proprio corpo, vuol dire avvertire quasi i segnali di vitalità del proprio corpo come sintomi di allerta e di minaccia da cui difendersi.
Sentire per esempio il proprio intestino muoversi è considerato preoccupante, avere il vomito vuol dire avere una grave patologia, se la testa gira potrebbe esser presente una malattia terminale e così via.
Quando l’ipocondria pervade e invade la vita di una persona, questa interpreta ogni segnale del proprio corpo come pericoloso anche quando magari non lo è.

Che effetti ha l’ipocondria sulla vita quotidiana?

Gli effetti dell’ipocondria sul vivere quotidiano sono molto pesanti e stressanti. L’ipocondriaco come dicevamo teme di avere qualcosa di grave e per questo il suo pensiero spesso è sempre rivolto verso sé stesso e i propri sintomi. A risentirne, è la qualità della vita e delle relazioni perché solitamente i familiari vengono coinvolti nelle preoccupazioni e a volte diventano loro stessi oggetto della preoccupazione dell’ipocondriaco.
Ci si reca al lavoro preoccupati, affannati, ma ciò che più spaventa è quanto la testa non è occupata ed è libera di preoccuparsi per i propri sintomi. Anche ascoltare qualcuno che parla di malattie non è gradito anzi, l’ipocondriaco spesso evita conversazioni dove si parla di malattie perché le teme e perché ha paura che poi quelle argomentazioni possano alimentare le sue paure.
Soffrire di ipocondria significa sentirsi malati, o esser certi di esserlo. A volte si fatica ad alzarsi dal letto, il partner e i familiari sminuiscono questo sentire e spesso ci si isola finendo per soffrire ancora di più.

Cosa fa chi soffre di ipocondria per cercare di guarire?

Chi soffre di ipocondria mette in atto diversi comportamenti per cercare di guarire e questo ci spiega come non esista in realtà un unico tipo di ipocondria ma ne esistono diversi.
Diciamo che in generale l’ipocondriaco si focalizza sui propri sintomi cercandoli o temendoli andando ovviamente alla ricerca di una causa. E come cerca la causa l’ipocondriaco?
Solitamente svolge molte visite mediche, che lo rassicurano lì per lì ma poi lo fanno sentire ancora peggio perché pensa: “anche sta volta il medico non ha capito bene la causa del mio problema”. Sono davvero poche le persone ipocondriache che si rivolgono al vero professionista in grado di aiutarle, lo psicoterapeuta. Rivolgersi al terapeuta infatti è l’unica strada in grado di aiutare una persona che soffre di ipocondria, ovviamente dopo aver fatto accertamenti medici. Se il medico o i medici continuano a dire che non c’è niente vuol dire che si sta inutilmente cercando nel posto sbagliato, e che il problema non è di natura organica e che anzi più ci si rivolge a medici, più peggiorerà.  È un po’ come cercare della frutta in un negozio di scarpe, voi potete continuare a cercare ma non la troverete lì.

Cercare sintomi sul Web aiuta quando si soffre di ipocondria?

Se il Medico di solito è il primo professionista a cui ci si rivolge ripetute volte quando si teme di essere ammalati, è anche vero che nell’epoca moderna si ha sempre di più la tendenza a cercare una corrispondenza tra sintomi e patologia sul Web.
In terapia Breve Strategica noi chiamiamo questo esperto di patologie Dott. Google che però del dottor non ha proprio nulla. Cercare la diagnosi su internet equivale a sentirsi tutto ciò che si legge, soprattutto i sintomi rari. D’altronde chiunque di noi se ora cercasse sul web anche la più sciocca delle cose che può credere di avere, scoprirà che Google stesso sembra ipocondriaco. In poche parole chi cerca trova ma non è mica detto che sia vero ciò che si trova, quindi affidarsi al web per risolvere il proprio problema o sintomatologia ipocondriaca significa far aumentare in modo importante la propria ansia e non sedarla.
 Abbiamo quindi capito che continuare a svolgere ripetute visite mediche per il medesimo problema o cercare sul web la propria diagnosi sono due ottimi metodi per far peggiorare la propria ipocondria e non sono certo metodi per guarire.

Come si cura l’ipocondria?

Ristabilendo quel famoso rapporto armonico, di cui parlavo sopra, con il proprio corpo.
Occorre ritornare in connessione e sintonia con il proprio sentire fisico e riconoscere i segnali buoni da quelli pericolosi, evitando di percepire tutto come un pericolo.
Per fare questo occorre rivolgersi al professionista corretto in grado di aiutare la persona ipocondriaca a gestire e poi superare il problema. E chi è questo professionista? Lo Psicoterapeuta, non un semplice psicologo, ma uno Psicologo specializzato in Psicoterapia, in grado di dare all’ipocondriaco strumenti pratici e operativi in grado di riportare la pace dentro di sé. Il lavoro deve essere fatto in modo operativo e attivo, , la persona che soffre di ipocondria deve assolutamente imparare a comunicare in modo sano con il proprio corpo per ripristinare l’equilibrio corpo mente e per poter rimpossessarsi il prima possibile di una qualità di vita non solo accettabile ma buona.
Occorre tener presente quando si parla di ipocondria, perché cambia il tipo di intervento psicoterapico, che ne esistono diversi tipi: Ipocondria Classica, Ipocondria Fobica, Ipocondria Somatica, Ipocondria di mestiere.

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