Scuola e Autostima

L’autostima nei banchi di Scuola

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Tommaso ha 6 anni. Frequenta la scuola elementare e come più o meno tutti i bambini all’inizio della carriera scolastica fatica a prestare attenzione durante le lezioni.
Spesso si perde tra i suoi pensieri. Poi quando la maestra di matematica, Roberta, parla proprio non riesce a seguirla. Eppure lei è così diretta. Spiega chiaramente quello che si deve fare per completare l’esercizio o per comprendere la regola.
Tommaso, nonostante l’impegno dell’insegnante, è quello che nella sua classe fatica di più ad apprendere. Anche gli altri compagni tengono il passo con  difficoltà ma Tommaso è quello più lento ad apprendere.

Soffermiamoci su Roberta.
Difronte alle difficoltà dell’alunno che scelte potrebbe intraprendere?

  1. Potrebbe provare a cambiare strategia, scegliendone una che esca dalla logica ordinaria per catturare l’attenzione di Tommaso cercando di interessarlo.
    La maestra ha delle risorse nascoste: la profezia che si autoavvera..

    Roberta si metterà in discussione, analizzera quelle che sono le sue difficoltà per usarle a suo vantaggio!
    Ciò  che fa è veramente ottimale per la classe che ha difronte o sta agendo alla lettera come le è stato insegnato, perché è “giusto”.
    Facciamo un esempio: i ragazzi non comprendono la differenza tra foce ed  estuario. Bene. Di solito cosa faccio per spiegarglielo?Funziona? No. Una buona cosa sarebbe accantonare il metodo che finora non ha funzionato perché ahimè continuerebbe a non dare frutti. Mai pensato di far impersonare a gruppi ai ragazzi il ruolo della foce, dell’estuario e del fiume? Provare per credere!

  2. Potrebbe scegliere la via più ovvia e più logica: iniziare a credere che il bambino abbia realmente delle difficoltà e di conseguenza comportarsi.

    Il bambino ha delle difficoltà: la profezia che si autoavvera
    In questo caso il modo di guardare, reagire ed insegnare di Roberta saranno inevitabilmente influenzati dal suo credere che “Tommaso abbia delle difficoltà”.

    Quando si dichiara che un bambino ha delle difficoltà stiamo definendo in parte la sua identità, la sua realtà e stiamo influenzando la sua autostima ed il suo sviluppo.
    Il bambino,con ogni probabilità, inizierà a sentirsi incapace e quando non riuscirà a fare qualcosa dirà che lui è portatore di un problema.
    Non solo, non si cimenterà nel provare ad andare oltre. Insomma che ci può fare lui? Ha un problema!
    Roberta scegliendo questa strada sarà riuscita nel suo intento educativo di aiutare Tommaso, perché questo lei voleva fare, a comprendere meglio?

 

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