Author Archives: Dott.ssa Veronica Bertoncelli

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Come cercare di non soffrire?

Come evitare di soffrire?

Cercare di non soffrire è già soffrire. Chi ha vissuto un evento traumatico, un lutto, una separazione, una rottura autobiografica ossia un interruzione del percorso di vita solitamente cerca di evitare di provare dolore. Eppure il dolore è un’emozione e le emozioni non possono essere razionalizzate. Non possono essere rinchiuse all’interno di una pentola a pressione. Più le emozioni vengono chiuse in noi stessi più sarà forte l’effetto che avranno la volta in cui o esploderanno o imploderanno.

Una delle cose più difficili che dobbiamo chiedere alla persone che hanno vissuto un evento traumatico e doloroso è proprio di soffrire.

Direte voi: “Perché se già soffro devo soffrire ancora di più?”

Perché solitamente non si concedere realmente il dolore e di soffrire.

Se ci fate caso ciò che pare essere la cosa migliore nella società di oggi è sapere elaborare un evento traumatico il più in fretta che si può. Più sai reagire agli eventi stressanti in modo veloce meglio è. Meno ti lasci trascinare dalle sensazioni meglio è. Meno ti fai vedere dagli altri triste meglio è. E sebbene questo, in parte, possa essere giusto, non bisogna dimenticarsi che se qualcosa ci ha fatti stare male, se qualcosa dentro di noi muove l’emozione del dolore, questo va vissuto.

Come dicevo prima se il dolore non viene vissuto prima o poi imploderà o esploderà distruggendo ciò che sta attorno o ciò che sta dentro. Il dolore non può essere dimenticato. Il dolore non può essere accantonato, Il dolore non può essere elaborato razionalmente perchè è un’emozione. Va attraversato e nessuno può farlo al posto nostro. Perchè ogni volta che cerchi di non provare dolore stai già provando dolore. E anche se ti occupi le giornate, fai molte attività, vai a lavorare, quando è sera e sei a casa, nella penombra della tua stanza quando stai andando a letto i ridordi sono più facili a tornare. Quando le emozioni si fanno più vivide il dolore bussa alla tua porta. Che tu lo voglia o no lui entrerà e magari non ti lascia dormire oppure ti fa fare incubi o anche ti fa piangere. Questo accade quando si cerca di tenere dentro noi il dolore, per qualche ora magari tace ma prima o poi deve farsi sentire.

Come facciamo quindi a superare un lutto, una separazione, un evento stressante, un evento traumatico, un incidente, un licenziamento?

Chi ha vissuto tutte queste cose sa che nel momento esatto in cui ha ricevuto la comunicazione o si è verificato l’evento, il dolore che ha provato e le emozioni che ha provato sono state talmente tanto forti, talmente tanto intense, talmente tanto dolorose che non le vuole più provare. Eppure proprio cercando di non provarle le riprova. Diversamente se il dolore viene vissuto in prima persona, se dapprima l’evento doloroso viene vissuto un pò come se fosse la prima volta, via via che passano i giorni il dolore si riduce. Fino a che si arriverà ad un giorno in cui non è che l’evento che ha creato dolore si dimentica, ma semplicemente si prende distacco. Per poter rivivere l’evento stesso, per poter ricordare la persona, per poter ricordare ciò che siamo stati. Permettendoci di provare nostalgia, di provare un’emozione dolorosa ma di minor intensità, e non sarà mai la stessa della prima volta. Provate a pensare a quando accado dei lutti, a quanto si sta male. Pensate a quello che succede alle persone quando perdono una persona cara, inizialmente soffrono tantissimo, ma con il passare dei mesi e degli anni le persone provano nostalgia, sentiranno la mancanza, proveranno ancora dolore ma mai come la prima volta. Questo accade quando il dolore viene elaborato, quando la sfortuna di aver perso qualcosa si trasforma nella fortuna di averla avuta.

Spesso poi con il passare del tempo, quando le cose sono state elaborate, ci si accorge che proprio in virtù di ciò che c’è accaduto siamo più forti.

Quante sono le persone che quando vengono licenziate si disperano e poi proprio in virtù di quel licenziamento iniziano ad innescare un processo di cambiamento che li porta a diventare imprenditori di se stessi. Perchè, come diceva Hemingway:

“il mondo spezza tutti e poi molti sono forti nei punti spezzati”

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La Paura della Paura

La Paura della Paura

Ipotizziamo che sia sera, stai facendo una passeggiata sotto casa, stai per attraversare la strada e all’improvviso appare una macchina dietro la curva che corre follemente, non ti vede e punta dritta a te. Subito ti paralizzi,il respiro si blocca, il cuore inizia a batterti forte, la saliva sparisce. Tutto dura pochi secondi e poi quasi magicamente ti ritrovi sano e salvo sul marciapiede.

Chi è stato a salvarti?

La Paura!

La paura è una caratteristica fondamentale per la nostra esistenza.

Come mai allora molte persone hanno paura della paura? Talvolta il meccanismo della paura va in tilt, se per esempio ora la persona che si è salvata da un possibile incidente cominciasse ad evitare di attraversare la strada, la paura invece di funzionare come aveva fatto in precedenza, cioè aver paura solo quando sta per accadere qualcosa di effettivamente pericoloso, inizia ad aver paura anche solo al pensiero di attraversare la strada. E che cosa fa?

Mette in atto le tre tipiche risposte di chi prova paura, panico fobie.

1) Evitamento:

La persona inizia ad evitare di attraversarla. E ogni evitamento crea l’evitamento successivo, e quindi la persona inizia per esempio a non spostarsi più nei luoghi in cui vorrebbe andare.

2) Richiesta d’aiuto:

La persona inizia a chiedere aiuto, non è in grado di muoversi da sola. Ha sempre bisogno di una stampella. Sviluppando un senso di incapacità.

3) Socializzazione:

Ossia, parlare di ciò che si teme con tutti e come si sa se io parlo e qualcuno mi ascolta e mi da retta significa che c’è qualcosa da ascoltare. Significa che c’è qualcosa di cui preoccuparsi.

Questi sono i tre meccanismi che invece di ridurre la paura non fanno altro che alimentarla.

Questo accade quando la paura da funzionale diventa disfunzionale. Eppure, se ci ricordiamo l’esempio di partenza la paura era ciò che aveva permesso alla persona di salvarsi da morte certa. Quindi perché accade questo? Perché si ha paura di perdere il controllo. Non si ha più paura dell’evento pericoloso ma si ha paura delle sensazioni che ha generato la paura. Si ha paura della paura

Per superare il panico, le fobie e le paure occorre invertire il processo di reazione alla paura. Come si può fare questo?

Un primo passo che si può fare è pensare che ogniqualvolta vengono messe in pratica quelle tre modalità di comportamento, evitamento, richiesta d’aiuto e socializzazione, non solo si mantiene la paura il panico e le fobie ma la aumenta.

Un secondo passo dovrebbe essere smettere di mettere in pratica le tre tentate soluzioni principali del panicante, fobico e del pauroso elencate poco fa.

Perché come diceva Pessoa chi ha paura della paura nel tentativo di non farsi del male si fa del male e porta addosso tutte le ferite delle battaglie che ha evitato.

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La Tentata Soluzione

Cos’è la Tentata Soluzione?

Che cos’è che accomuna tutte le problematiche che non hanno finora trovato soluzione?

Che cosa intendo con il termine situazioni problematiche?

Conflitti, Difficoltà relazionali, Ansia, Panico, Fobie, Disturbi Alimentari, Disturbo Ossessivo Complusivo, Disturbo Post Traumatico da Stress ecc.

Ciò che accomuna il mantenimento di queste situazioni è il concetto di tentata soluzione.

Per definizione, una soluzione, se si chiama tentata è perchè non ha funzionato.

Eppure noi, tendiamo all’omeostasi, quindi all’equilibrio. Che cosa vuol dire?

Che se in passato abbiamo vissuto una situazione problematica e questa si è risolta adottando un tipo di comportamento, probabilmente in futuro adotteremo lo stesso tipo di comportamento anche per situazioni problematiche diverse, o magari anche le stesse ma in contesti diversi quando quella soluzione non aderisce a quel contesto. E proprio in questo momento diventa tentata soluzione.

Ma solitamente le persone cosa fanno, come diceva O.Wilde con le migliori intenzioni?

Invece di interrompere la tentata soluzione continuano a metterla in atto, in modo reiterato e proggrammato. Ottenendo che cosa? Il mantenimento del problema e talvolta anche il peggioramento del problema.

Come si struttura una Tentata Soluzione

La conoscete la storiella dell’asino?

Quell’asino che tutte le mattine portava da un magazzino all’altro la legna, passando per un bosco. Una notte tempestò bruscamente e dentro il bosco cadderò degli alberi.

Il giorno dopo l’asino incominciò a intraprendere il suo percorso come faceva tutti i giorni. Lungo il percorso trovò un albero messo di traverso e il suo primo pensiero fu: “non doveva essere qui!. E che cosa fece? Iniziò a prenderlo a cappocciate. E dai una cappocciata, dai due e dai tre, l’asino morì. Invece di aggirare l’ostacolo ci si buttò contro.

Questo è il concetto di tentata soluzione, ossia, quando qualcosa non funziona e noi continuiamo a metterlo in pratica. E come sipuò aggirare il problema della tentata soluzione?

Sicuramente, smettendo di metterla in pratica e questo è un primo passo.

Il secondo è trovare strategie di risoluzione alternative.

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Risolvere un problema

Perché a volte ci troviamo difronte ad un problema e non siamo in grado di risolverlo?

Esistono tre tipi di comportamento che se messi in atto non permettono la risoluzione di un problema, vediamo insieme quali sono:

  1. Continuare a fare

    Il continuare a fare si configura come un comportamento ridondante e ripetitivo tipico di chi:
    ci mette tenacia;  crede che se qualcosa non gli è riuscito è perché non ci ha messo abbastanza impegno; spende la maggior parte delle sue risorse giornaliere a mettere in pratica la stessa tipologia di comportamento per risolvere un problema anche quando questo tipo di comportamento non funziona; nel mare dell’incertezza non fa altro che muoversi; forse in quel momento sarebbe più opportuno che rimanesse fermo e invece continua a muoversi e a disperdere energie.
    Questo tipo di persone di solito arriva alla fine della propria giornata esausto. Non ha più energie ne per fare quello che vorrebbe ne per stare con chi vorrebbe. I pensieri che l’hanno accompagnato tutto il giorno lo perseguitano anche di notte.
    Come dicevo è un comportamento tipico di chi pur non ottenendo dei risultati continua a mettere in pratica gli stessi comportamenti disperdendo energie. E’ un pò come se questa persona non sapesse nuotare si trovasse in mezzo al mare e invece di fermarsi, provare a respirare e calmarsi si agitasse, ottenendo nient’altro che l’annegamento.

  2. Paura

    E’ una paura che genera paralisi e non spinta all’azione. Solo al pensiero di dover risolvere quel problema la persona prova ansia. Viene inondata di dubbi, di incertezze, di preoccupazioni e così invece di progredire si blocca, si paralizza. Resta fermo lì senza andare oltre.

  3. Far finta di non Sentire/ Far finta di non Percepire

    Si verifica quando la persona fa finta che il problema non esista anche se in realtà si sa che esiste. E’ l’atteggiamento tipico dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia per paura di essere divorato dal leone che vede in lontananza. Eppure mettere la testa sotto la sabbia non gli garantirà la sopravvivenza perché il leone prima o poi arriverà e lo sbranerà. E’ l’atteggiamento tipico di chi sa che sta per essere travolto m vuol far finta di niente. Finché non arriverà ad essere travolto non se ne preoccupa. E quando viene travolto però si dispera.

Cosa accomuna questi tre comportamenti?

La rigidità del cambiamento. La tendenza delle persone a non voler cambiare. La paura del cambiamento.

Cosa si può fare quando ci si trova difronte a questi comportamenti che non permettono di andare oltre il problema?
Riconoscere in quali delle tre categorie ci si ritrova. Fare un’attenta analisi di quelle che sono le modalità di comportamento che finora non ci hanno permesso di raggiungere il nostro obiettivo e smettere di metterle in pratica.
Già questo è un cambiamento nel processo di risoluzione di un problema. E se ancora tentate a resistere al cambiamento ricordatevi che Darwin diceva che: “La specie che non si evolve si estingue”!

 

 

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Realizzazione lavorativa

Disoccupati? Anche no, Grazie

Stai cercando di realizzare la tua idea di lavoto in modo attivo, ma non sai come fare? Sei al momento senza lavoro?
Questo corso fa proprio per te!
In queste tre serate proveremo a mettere insieme persone, idee e risorse affinché ognuno sappia individuare i propri punti di forza per raggiungere i propri obiettivi.
Il corso è gratuito ma è richiesta l’iscrizione tramite e-mail a info@veronicabertoncelli.it : nell’iscrizione richiediamo di inserire i propri dati personali e amibito lavorativo di interesse.

Il corso prevede un ciclo di tre incontri e quindi è richiesta la presenza ad ognuno di essi:

19/10/17 – Idee in movimento

26/10/17 – Keep calm and… scopri le tue risorse.
Serata dedicata alla scoperta delle proprie risorse in modo creativo.

02/11/17 – Raggiungi i tuoi obiettivi: realizza la tua idea di lavoro

Iscriviti gratuitamente al corso

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Emozioni e sensazioni sotto controllo

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Senza il controllo non è possibile affrontare la realtà caotica che ci circonda

Troppo autocontrollo esaspera e porta a vero e proprio sfinimento

Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a gestire, prevedere e pianificare la maggior parte delle cose come è normale che sia. Come potrebbe funzionare un ambiente lavorativo senza un organizzazione, senza un piano da seguire con obiettivi ecc? Come sarebbe possibile intraprendere un viaggio senza avere minimamente idea di dove andare e cosa ci serve? Potrebbe mai riuscirci bene una ricetta senza avere idea di come abbinare tra loro gli ingredienti e in che modo?
Tutti questi esempi prevedono un controllo, un organizzazione e una pianificazione del tempo, dei materiali e delle risorse, in mancanza dei quali, falliremo sicuramente.
Ciò che manda in corto circuito il funzionamento quotidiano del controllo è la sua estensione a situazioni che per natura dovrebbero essere spontanee. Praticare, infatti, un costante e rigido monitoraggio delle proprie emozioni, azioni, pensieri e reazioni solitamente ci porta a passare da un pieno stato di controllo alla quasi totale perdita dello stesso.
E va a finire che è il controllo a gestire noi e non viceversa.
Come dicevo, controllare qualcosa che per natura dovrebbe essere spontaneo porta alla mancanza di naturale spontaneità. Quando cerchiamo di imporci la spontaneità perdiamo il controllo e per ottenerlo nuovamente cerchiamo di aumentarlo perdendolo ancora di più.

Ecco alcuni esempi reali in cui l’autocontrollo provoca la perdita di controllo e forte stress:

 

“Come posso tornare ad essere me stesso?”  Si può imporsi di essere se stessi, e sopratutto di essere quello che si era in epoche passate? No. Solo il fatto di sforzarsi di essere ciò che si era altera il nostro modo di comportarci e ci fa perdere la spontaneità di cui probabilmente eravamo dotati.
Voglio riuscire ad addormentarmi, come fare?”  → Dormire è un normale processo fisiologico, che avviene spontaneamente. Ogni volta che ci si impone di dormire si fallisce drammaticamente.
“Vorrei essere più sereno, come posso fare?”  → Essere sereni, ancora, è un qualcosa di spontaneo. Possiamo noi decidere di essere volontariamente spontaneamente felici?
“Mi sforzo di amarlo ma non ci riesco, come faccio a riuscirci?”  L’amore è un sentimento che viene da dentro, e più ci si sforza di provarlo e meno viene spontaneo.
“Voglio controllare l’ansia che mi sale quando parlo in pubblico.” → L’ansia attiva una serie di parametri fisiologici quali battiti, respiro, sudorazione che se controllati invece di diminuire aumentano, quindi più si cerca di ridurli più aumentano.
“Provo a non arrabbiarmi ma non ci riesco!” → La rabbia è una potente emozione spontanea che se utilizzata diventa un generatore di energia spettacolare! se controllata in modo rigido rischia invece di esplodere in modo incontrollato.
“Mi sforzo di trattenere le lacrime, ma poi piango di più..”→ Il pianto è legato ad un’emozione, in questo caso di tristezza, più ci si sforza di controllarlo più si otterrà l’effetto contrario. 

Cosa fare allora?

Gli esempi riportati hanno tutti una soluzione, in base ad uno studio di come si presenta il problema specifico.
Quello che sicuramente può già apportare un cambiamento è la riduzione di controllo perché più si controllano le emozioni e le funzioni fisiologiche più si verifica una perdita di controllo.

 

 

Siediti al sole.
Abdica e sii re di te stesso.
– Fernando Pessoa –


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Superare il Trauma

Oltre il Trauma: far decantare il passato per vivere nel presente

La persona che ha vissuto o è stata esposta a un evento traumatico spesso si confronta con ricordi, immagini e pensieri invadenti e dolorosi.
L’evento solitamente viene rivissuto in modo involontario sotto forma di flashback.
Quando gli altri attorno parlano dell’accaduto spesso le reazioni sono di pianto ininterrotto, di rabbia o di isolamento.

Perché?
Per il dolore che l’evento porta con se. Perché nella maggior parte dei casi alla persona sembra proprio di riviverlo, sale la paura e con essa anche tutti i sintomi fisiologici ad essa relati.
Durante gli eventi traumatici (ictus, infarti, calamità naturali, lutti, separazioni ecc) la persona sperimenta la perdita di controllo e successivamente l’impossibilità di far tornare le cose come “stavano prima”.
Modalità di reazione abituali che fanno si che il ricordo continui a tormentare la persona

  1. Tentare di controllare i propri pensieri e di cancellare il trauma vissuto.
    Purtroppo per quanto si tenti di controllare i pensieri essi difficilmente si faranno controllare. Anzi spesso si cade nel paradosso del controllo che fa perdere il controllo. Il risultato? Sarà il pensiero a controllare voi e non l’opposto. Il tentativo di non pensare purtroppo è già pensare, quindi finirete per pensare due volte.
    L’ideale sarebbe provare a smettere di controllare i propri pensieri.
  2. Chiedere aiuto e rassicurazione.
    Come già scritto in altri articoli, chiedere aiuto e riceverlo significa da una parte che chi ci da aiuto ci vuole bene. Dall’altra parte se si riceve aiuto implicitamente significa che noi non siamo capaci e quindi ci rimanda un senso di incapacità e di dipendenza dagli altri.
    Prova anche solo a pensarci.
  3. Evitare i luoghi e le situazioni legate al trauma.
    Ogni evitamento si autoconferma facendo sentire la persona al sicuro solo per il fatto di aver evitato. Così si costruisce l’evitamento successivo e quello dopo ancora limitando sempre di più l’autonomia e la libertà individuale.
    Prova anche solo a pensarci.

Come superare il trauma

Riconoscendo di aver vissuto un trauma
Evitando di pensare di non pensarci
Evitando di controllare gli eventi futuri
Evitando di evitare
Passandoci nel mezzo attraverso la scrittura perché come diceva Goethe:
“Scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato”


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Obiettivi: saperseli porre

Porsi degli obiettivi: Questo è il problema!

Sai porti degli obiettivi lavorativi? 

Obiettivi

Ni?? ottimo sei nel posto giusto!
La maggior parte delle volte che tengo corsi di formazione sulla valorizzazione delle risorse personali, trovo di fronte a me persone che faticano a focalizzare il loro obiettivo.
Il problema spesso risiede proprio in questo stadio.
Eppure devi sapere è che: definire un obiettivo in modo chiaro è anche quello che ti permetterà di raggiungerlo al meglio e se vogliamo nel “minor” tempo possibile.

Seneca diceva: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”

Perché?
Perché definire con chiarezza gli obiettivi permette di ridurre la dispersione delle energie mentali e fisiche. Prova a ragionarci con me.
Quante volte al giorno pensi che vorresti fare qualcosa ma non sai bene cosa, come, quando ecc?
Quanto questo continuo pensare ti stanca mentalmente?
Oppure quanto ti stanca fisicamente continuare a vagare alla ricerca di non sai nemmeno tu che cosa?
Solitamente le persone che vogliono raggiungere un obiettivo e non ci riescono si collocano in una di queste tre posizioni o presentano un quadro misto:

Tipologia “tutto fa brodo”: Queste persone continuano a pensare a cosa dovrebbero fare e/o continuano a fare ma senza sapere fondamentalmente cosa fanno. Con il risultato che, in breve tempo, esauriscono tutte le energie di cui dispongono.
Tipologia Statuetta di marmo: Davanti al solo pensiero di dover intraprendere una nuova strada, anche se vorrebbero, si congelano, si paralizzano. Con il risultato che stanno sempre lì fermi a guardare gli altri arrivare dove loro non sono riusciti ad arrivare.
Tipologia Struzzo: Questo gruppo di persone fa finta di non sentire, anche se sente, procrastina, rinvia e alla fine viene sopraffatto dagli eventi e non combina nulla.

La mente si sa è economica e se rientri in una di queste tre tipologie sappi che lei continuerà a riproporti le stesse tentate soluzioni già provate mille volte.

Obiettivi: definiscili

Aggira quindi l’ostacolo e invece di fare troppo, di paralizzarti o di procrastinare prova a farti questa domanda magica:

“Cosa dovrebbe cambiare nel tuo lavoro perché la situazione diventasse quella desiderata?”

Prova a porti questa domanda per un po’ di tempo e vedrai che il tuo obiettivo piano piano prenderà forma.

Dopodiché ricorda che se procrastinare non è mai una buona cosa non lo è nemmeno fare le cose di fretta. A tal proposito ti ricordo questa frase di Napoleone:
“Siccome ho molta fretta, vado piano


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Comunicazione efficace

Comunicare efficacemente nella coppia

La comunicazione sta alla base di ogni rapporto sociale e come sostenevano Watzlawick, Beavin e Jackson, nel primo dei cinque assiomi della comunicazione: Non si può non comunicare!

Specialmente quando si parla con il proprio partner, è importante tenere a mente che anche la comunicazione ha bisogno di alcune accortezze, per essere efficace. Ad esempio: il tono, la postura, la mimica, il canale che si utilizza, le parole che si scelgono ecc.

Nella conversazione tra amanti

«l’obiettivo non è vincere facendo perdere l’altro, ma vincere insieme!»
– G. Nardone –

Quando i partner sono in conflitto, spesso dicono cose che piuttosto che risolvere il problema, lo mantengono e talvolta lo peggiorano. Diciamo che nel migliore dei casi si sfogano lì per lì ma poi rimane una forte sensazione di frustrazione e talvolta di rabbia.
Cosa fare?
La prima regola è cercare di evitare fraintendimenti: prova a domandare invece di affermare. Es chiedendo al tuo partner: “Ultimamente ti sento un po’ distante è forse per qualcosa che ho fatto senza accorgermene o perché hai bisogno di un po’ di spazio?”;
Correggimi se sbaglio, se non ho capito male mi stai dicendo che”. Si prosegue poi in modo da non attribuire all’altro pensieri o intenzioni che non sono sue ma nostre pure interpretazioni.

«Ogni momento accade due volte: all’interno e all’esterno, e sono due storie diverse».

-Zadie Smith-

La seconda regola da applicare è cominciare a pensare se durante la discussione: recrimini, puntualizzi, predichi, rinfacci, biasimi e se urli. Sono queste le sequenze comunicative che allontanano la coppia e già rendersene conto e prestarci attenzione è buona cosa.

Magari non sei in grado di evitare di farlo ma almeno pensa che ogniqualvolta metti in atto queste modalità comunicative, non solo non sistemi le cose, bensì con le migliori intenzioni le peggiori. 

La terza regola consiste nel far sentire all’altro piuttosto che spiegargli come ti senti: “Quando ti allontani, inconsapevolmente, sento dentro di me un dolore così potente che mi spinge ad alzare le difese nei tuoi confronti.”

Come racconta una storiella indiana:comunicazione

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Allora egli esclamò: ” Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino. Non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

 

 


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5 Strategie per ridurre il dubbio che ti ossessiona

Dubbio e Pensiero Ossessivo

Quando pensare troppo diventa invalidante e limitante: Patologia del Dubbio


Dubitare di per se è funzionale alla sopravvivenza perché permette di valutare e di selezionare con attenzione la realtà che ci circonda. Quando però l’insicurezza va alla ricerca della sicurezza dubitare diventa quasi un’ossessione.

Non vi è dubbio poi che il dubbio perseguiti sempre le persone più intelligenti. Come possiamo vedere anche il letterato Tolstoj affermava:
“Il mio peccato principale è il dubbio. Io dubito di tutto e mi trovo sempre nel dubbio.”
Dubbio
Il dubbio diventa quindi un problema, e potremmo dire in gergo “patologico”, quando il pensiero ossessivo rende la persona schiava del suo stesso pensiero. Il ragionamento costante, infatti, è in grado di generare un meccanismo tortuoso della domanda che genera una risposta che a sua volta genera la domanda.
Il problema quindi diventa il dare delle risposte a delle domande che non possono avere risposte certe.

Il continuo ragionare a volte arriva ad inibire qualsiasi azione come uscire, parlare ecc.
Il problema, quindi, è degno di nota ma la buona notizia è che può essere risolto.

Prova a mettere in pratica queste 5 strategie per allentare i tuoi dubbi:

  1. Pensa il dubbio che ti sta pensando.
    Spesso quando un pensiero diventa ossessivo si cerca di scacciarlo in continuazione. Il risultato? Alla fine a conti fatti avremo pensato non una ma ben due volte con il doppio dello sforzo e della sofferenza!
    Quindi, piuttosto che cercare di non dubitare e di scacciare i pensieri esercitati a portarli alla mente. Otterrai il controllo sul tuo pensiero e non sarà più lui a governarti!
  2. Visto che dubitare è la tua specialità ma anche darti risposte lo è, pensa pure ma non rispondere!
    Secondo te è davvero possibile dare sempre risposte logiche e razionali a domande che spesso sono prettamente emotive?
    Abbiamo, infatti, la tendenza a iper-razionalizzare e quindi a dare risposte razionali anche a domande dall’alto carico emotivo. Purtroppo però rispondere in modo logico a domande non logiche altro non farà che farti sorgere altre domande. Prova a pensarci e prova a non rispondere a queste domande!
  3. Parla un pò meno con gli altri dei tuoi costanti dubbi
    Spesso quando abbiamo delle preoccupazioni tendiamo a parlarne con le persone care e finché se ne parla ogni tanto non può altro che farci bene ma quando il discorso principale di ogni giorno diventa il dubbio o i dubbi rischiamo di far aumentare le nostre preoccupazioni. Lì per lì infatti ci sentiamo meglio ma dopo il dubbio rimane a talvolta aumenta. D’altronde se l’altro ci ascolta sempre forse vuol dire che c’è davvero qualcosa di cui dubitare!
  4. Ricorda che il passato è passato e non si può cambiare
    Per definizione ciò che è passato è fuori dal nostro controllo quindi evita di darti risposte a domande rivolte al passato, il passato è passato e il dono di viaggiare nel tempo non ce l’hai.
  5. Allo stesso modo il futuro è il futuro e non si può prevedere con sicurezza
    Anche qui, ok organizzarsi, va bene essere pronti ma non si sarà mai pronti se ci si fa costantemente bloccare dai dubbi! Perciò lascia pure che la domanda inerente a possibili scenari futuri bussi alla tua porta ma prova a non darle risposta perché il dubbio non è mai sazio e in risposta alla tua risposta ti porgerà arrogantemente un’altra domanda!Diceva Hawthorne: ” Dai principi si deduce una probabilità, ma il vero o una certezza si ottengono solo dai fatti!”