Author Archives: Dott.ssa Veronica Bertoncelli

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Emozioni e sensazioni sotto controllo

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Senza il controllo non è possibile affrontare la realtà caotica che ci circonda

Troppo autocontrollo esaspera e porta a vero e proprio sfinimento

Nella vita di tutti i giorni siamo abituati a gestire, prevedere e pianificare la maggior parte delle cose come è normale che sia. Come potrebbe funzionare un ambiente lavorativo senza un organizzazione, senza un piano da seguire con obiettivi ecc? Come sarebbe possibile intraprendere un viaggio senza avere minimamente idea di dove andare e cosa ci serve? Potrebbe mai riuscirci bene una ricetta senza avere idea di come abbinare tra loro gli ingredienti e in che modo?
Tutti questi esempi prevedono un controllo, un organizzazione e una pianificazione del tempo, dei materiali e delle risorse, in mancanza dei quali, falliremo sicuramente.
Ciò che manda in corto circuito il funzionamento quotidiano del controllo è la sua estensione a situazioni che per natura dovrebbero essere spontanee. Praticare, infatti, un costante e rigido monitoraggio delle proprie emozioni, azioni, pensieri e reazioni solitamente ci porta a passare da un pieno stato di controllo alla quasi totale perdita dello stesso.
E va a finire che è il controllo a gestire noi e non viceversa.
Come dicevo, controllare qualcosa che per natura dovrebbe essere spontaneo porta alla mancanza di naturale spontaneità. Quando cerchiamo di imporci la spontaneità perdiamo il controllo e per ottenerlo nuovamente cerchiamo di aumentarlo perdendolo ancora di più.

Ecco alcuni esempi reali in cui l’autocontrollo provoca la perdita di controllo e forte stress:

 

“Come posso tornare ad essere me stesso?”  Si può imporsi di essere se stessi, e sopratutto di essere quello che si era in epoche passate? No. Solo il fatto di sforzarsi di essere ciò che si era altera il nostro modo di comportarci e ci fa perdere la spontaneità di cui probabilmente eravamo dotati.
Voglio riuscire ad addormentarmi, come fare?”  → Dormire è un normale processo fisiologico, che avviene spontaneamente. Ogni volta che ci si impone di dormire si fallisce drammaticamente.
“Vorrei essere più sereno, come posso fare?”  → Essere sereni, ancora, è un qualcosa di spontaneo. Possiamo noi decidere di essere volontariamente spontaneamente felici?
“Mi sforzo di amarlo ma non ci riesco, come faccio a riuscirci?”  L’amore è un sentimento che viene da dentro, e più ci si sforza di provarlo e meno viene spontaneo.
“Voglio controllare l’ansia che mi sale quando parlo in pubblico.” → L’ansia attiva una serie di parametri fisiologici quali battiti, respiro, sudorazione che se controllati invece di diminuire aumentano, quindi più si cerca di ridurli più aumentano.
“Provo a non arrabbiarmi ma non ci riesco!” → La rabbia è una potente emozione spontanea che se utilizzata diventa un generatore di energia spettacolare! se controllata in modo rigido rischia invece di esplodere in modo incontrollato.
“Mi sforzo di trattenere le lacrime, ma poi piango di più..”→ Il pianto è legato ad un’emozione, in questo caso di tristezza, più ci si sforza di controllarlo più si otterrà l’effetto contrario. 

Cosa fare allora?

Gli esempi riportati hanno tutti una soluzione, in base ad uno studio di come si presenta il problema specifico.
Quello che sicuramente può già apportare un cambiamento è la riduzione di controllo perché più si controllano le emozioni e le funzioni fisiologiche più si verifica una perdita di controllo.

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Siediti al sole.
Abdica e sii re di te stesso.
– Fernando Pessoa –

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Superare il Trauma

Oltre il Trauma: far decantare il passato per vivere nel presente

La persona che ha vissuto o è stata esposta a un evento traumatico spesso si confronta con ricordi, immagini e pensieri invadenti e dolorosi.
L’evento solitamente viene rivissuto in modo involontario sotto forma di flashback.
Quando gli altri attorno parlano dell’accaduto spesso le reazioni sono di pianto ininterrotto, di rabbia o di isolamento.

Perché?
Per il dolore che l’evento porta con se. Perché nella maggior parte dei casi alla persona sembra proprio di riviverlo, sale la paura e con essa anche tutti i sintomi fisiologici ad essa relati.
Durante gli eventi traumatici (ictus, infarti, calamità naturali, lutti, separazioni ecc) la persona sperimenta la perdita di controllo e successivamente l’impossibilità di far tornare le cose come “stavano prima”.
Modalità di reazione abituali che fanno si che il ricordo continui a tormentare la persona

  1. Tentare di controllare i propri pensieri e di cancellare il trauma vissuto.
    Purtroppo per quanto si tenti di controllare i pensieri essi difficilmente si faranno controllare. Anzi spesso si cade nel paradosso del controllo che fa perdere il controllo. Il risultato? Sarà il pensiero a controllare voi e non l’opposto. Il tentativo di non pensare purtroppo è già pensare, quindi finirete per pensare due volte.
    L’ideale sarebbe provare a smettere di controllare i propri pensieri.
  2. Chiedere aiuto e rassicurazione.
    Come già scritto in altri articoli, chiedere aiuto e riceverlo significa da una parte che chi ci da aiuto ci vuole bene. Dall’altra parte se si riceve aiuto implicitamente significa che noi non siamo capaci e quindi ci rimanda un senso di incapacità e di dipendenza dagli altri.
    Prova anche solo a pensarci.
  3. Evitare i luoghi e le situazioni legate al trauma.
    Ogni evitamento si autoconferma facendo sentire la persona al sicuro solo per il fatto di aver evitato. Così si costruisce l’evitamento successivo e quello dopo ancora limitando sempre di più l’autonomia e la libertà individuale.
    Prova anche solo a pensarci.

Come superare il trauma

Riconoscendo di aver vissuto un trauma
Evitando di pensare di non pensarci
Evitando di controllare gli eventi futuri
Evitando di evitare
Passandoci nel mezzo attraverso la scrittura perché come diceva Goethe:
“Scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato”


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Obiettivi: saperseli porre

Porsi degli obiettivi: Questo è il problema!

Sai porti degli obiettivi lavorativi? 

Obiettivi

Ni?? ottimo sei nel posto giusto!
La maggior parte delle volte che tengo corsi di formazione sulla valorizzazione delle risorse personali, trovo di fronte a me persone che faticano a focalizzare il loro obiettivo.
Il problema spesso risiede proprio in questo stadio.
Eppure devi sapere è che: definire un obiettivo in modo chiaro è anche quello che ti permetterà di raggiungerlo al meglio e se vogliamo nel “minor” tempo possibile.

Seneca diceva: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”

Perché?
Perché definire con chiarezza gli obiettivi permette di ridurre la dispersione delle energie mentali e fisiche. Prova a ragionarci con me.
Quante volte al giorno pensi che vorresti fare qualcosa ma non sai bene cosa, come, quando ecc?
Quanto questo continuo pensare ti stanca mentalmente?
Oppure quanto ti stanca fisicamente continuare a vagare alla ricerca di non sai nemmeno tu che cosa?
Solitamente le persone che vogliono raggiungere un obiettivo e non ci riescono si collocano in una di queste tre posizioni o presentano un quadro misto:

Tipologia “tutto fa brodo”: Queste persone continuano a pensare a cosa dovrebbero fare e/o continuano a fare ma senza sapere fondamentalmente cosa fanno. Con il risultato che, in breve tempo, esauriscono tutte le energie di cui dispongono.
Tipologia Statuetta di marmo: Davanti al solo pensiero di dover intraprendere una nuova strada, anche se vorrebbero, si congelano, si paralizzano. Con il risultato che stanno sempre lì fermi a guardare gli altri arrivare dove loro non sono riusciti ad arrivare.
Tipologia Struzzo: Questo gruppo di persone fa finta di non sentire, anche se sente, procrastina, rinvia e alla fine viene sopraffatto dagli eventi e non combina nulla.

La mente si sa è economica e se rientri in una di queste tre tipologie sappi che lei continuerà a riproporti le stesse tentate soluzioni già provate mille volte.

Obiettivi: definiscili

Aggira quindi l’ostacolo e invece di fare troppo, di paralizzarti o di procrastinare prova a farti questa domanda magica:

“Cosa dovrebbe cambiare nel tuo lavoro perché la situazione diventasse quella desiderata?”

Prova a porti questa domanda per un po’ di tempo e vedrai che il tuo obiettivo piano piano prenderà forma.

Dopodiché ricorda che se procrastinare non è mai una buona cosa non lo è nemmeno fare le cose di fretta. A tal proposito ti ricordo questa frase di Napoleone:
“Siccome ho molta fretta, vado piano

e se può esserti utile, contattami!

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Comunicazione efficace

Comunicare efficacemente nella coppia

La comunicazione sta alla base di ogni rapporto sociale e come sostenevano Watzlawick, Beavin e Jackson, nel primo dei cinque assiomi della comunicazione: Non si può non comunicare!

Specialmente quando si parla con il proprio partner, è importante tenere a mente che anche la comunicazione ha bisogno di alcune accortezze, per essere efficace. Ad esempio: il tono, la postura, la mimica, il canale che si utilizza, le parole che si scelgono ecc.

Nella conversazione tra amanti

«l’obiettivo non è vincere facendo perdere l’altro, ma vincere insieme!»
– G. Nardone –

Quando i partner sono in conflitto, spesso dicono cose che piuttosto che risolvere il problema, lo mantengono e talvolta lo peggiorano. Diciamo che nel migliore dei casi si sfogano lì per lì ma poi rimane una forte sensazione di frustrazione e talvolta di rabbia.
Cosa fare?
La prima regola è cercare di evitare fraintendimenti: prova a domandare invece di affermare. Es chiedendo al tuo partner: “Ultimamente ti sento un po’ distante è forse per qualcosa che ho fatto senza accorgermene o perché hai bisogno di un po’ di spazio?”;
Correggimi se sbaglio, se non ho capito male mi stai dicendo che”. Si prosegue poi in modo da non attribuire all’altro pensieri o intenzioni che non sono sue ma nostre pure interpretazioni.

«Ogni momento accade due volte: all’interno e all’esterno, e sono due storie diverse».

-Zadie Smith-

La seconda regola da applicare è cominciare a pensare se durante la discussione: recrimini, puntualizzi, predichi, rinfacci, biasimi e se urli. Sono queste le sequenze comunicative che allontanano la coppia e già rendersene conto e prestarci attenzione è buona cosa.

Magari non sei in grado di evitare di farlo ma almeno pensa che ogniqualvolta metti in atto queste modalità comunicative, non solo non sistemi le cose, bensì con le migliori intenzioni le peggiori. 

La terza regola consiste nel far sentire all’altro piuttosto che spiegargli come ti senti: “Quando ti allontani, inconsapevolmente, sento dentro di me un dolore così potente che mi spinge ad alzare le difese nei tuoi confronti.”

Come racconta una storiella indiana:comunicazione

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?”
“Gridano perché perdono la calma” rispose uno di loro.
“Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?” disse nuovamente il pensatore.
“Bene, gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: “Allora non è possibile parlargli a voce bassa?”
Allora egli esclamò: ” Voi sapete perché si grida contro un’altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l’uno con l’altro. D’altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. Infine il pensatore concluse dicendo: “Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino. Non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare.”

 

 


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5 Strategie per ridurre il dubbio che ti ossessiona

Dubbio e Pensiero Ossessivo

Quando pensare troppo diventa invalidante e limitante: Patologia del Dubbio


Dubitare di per se è funzionale alla sopravvivenza perché permette di valutare e di selezionare con attenzione la realtà che ci circonda. Quando però l’insicurezza va alla ricerca della sicurezza dubitare diventa quasi un’ossessione.

Non vi è dubbio poi che il dubbio perseguiti sempre le persone più intelligenti. Come possiamo vedere anche il letterato Tolstoj affermava:
“Il mio peccato principale è il dubbio. Io dubito di tutto e mi trovo sempre nel dubbio.”
Dubbio
Il dubbio diventa quindi un problema, e potremmo dire in gergo “patologico”, quando il pensiero ossessivo rende la persona schiava del suo stesso pensiero. Il ragionamento costante, infatti, è in grado di generare un meccanismo tortuoso della domanda che genera una risposta che a sua volta genera la domanda.
Il problema quindi diventa il dare delle risposte a delle domande che non possono avere risposte certe.

Il continuo ragionare a volte arriva ad inibire qualsiasi azione come uscire, parlare ecc.
Il problema, quindi, è degno di nota ma la buona notizia è che può essere risolto.

Prova a mettere in pratica queste 5 strategie per allentare i tuoi dubbi:

  1. Pensa il dubbio che ti sta pensando.
    Spesso quando un pensiero diventa ossessivo si cerca di scacciarlo in continuazione. Il risultato? Alla fine a conti fatti avremo pensato non una ma ben due volte con il doppio dello sforzo e della sofferenza!
    Quindi, piuttosto che cercare di non dubitare e di scacciare i pensieri esercitati a portarli alla mente. Otterrai il controllo sul tuo pensiero e non sarà più lui a governarti!
  2. Visto che dubitare è la tua specialità ma anche darti risposte lo è, pensa pure ma non rispondere!
    Secondo te è davvero possibile dare sempre risposte logiche e razionali a domande che spesso sono prettamente emotive?
    Abbiamo, infatti, la tendenza a iper-razionalizzare e quindi a dare risposte razionali anche a domande dall’alto carico emotivo. Purtroppo però rispondere in modo logico a domande non logiche altro non farà che farti sorgere altre domande. Prova a pensarci e prova a non rispondere a queste domande!
  3. Parla un pò meno con gli altri dei tuoi costanti dubbi
    Spesso quando abbiamo delle preoccupazioni tendiamo a parlarne con le persone care e finché se ne parla ogni tanto non può altro che farci bene ma quando il discorso principale di ogni giorno diventa il dubbio o i dubbi rischiamo di far aumentare le nostre preoccupazioni. Lì per lì infatti ci sentiamo meglio ma dopo il dubbio rimane a talvolta aumenta. D’altronde se l’altro ci ascolta sempre forse vuol dire che c’è davvero qualcosa di cui dubitare!
  4. Ricorda che il passato è passato e non si può cambiare
    Per definizione ciò che è passato è fuori dal nostro controllo quindi evita di darti risposte a domande rivolte al passato, il passato è passato e il dono di viaggiare nel tempo non ce l’hai.
  5. Allo stesso modo il futuro è il futuro e non si può prevedere con sicurezza
    Anche qui, ok organizzarsi, va bene essere pronti ma non si sarà mai pronti se ci si fa costantemente bloccare dai dubbi! Perciò lascia pure che la domanda inerente a possibili scenari futuri bussi alla tua porta ma prova a non darle risposta perché il dubbio non è mai sazio e in risposta alla tua risposta ti porgerà arrogantemente un’altra domanda!Diceva Hawthorne: ” Dai principi si deduce una probabilità, ma il vero o una certezza si ottengono solo dai fatti!”

 

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Dieta

Dieta o non dieta?

Anche l’alimentazione influisce sul nostro benessere psicologico…

Come diceva Virginia Woolf

“Uno non può pensare bene,
amare bene,
dormire bene,
se non ha mangiato bene.”

Lo schema che vedete qui sotto illustra come, per rimanere in linea o per perdere qualche Kilo, solitamente si adottino dei comportamenti che ben poco hanno a che fare con il piacere di mangiare (colonna di destra).
Di questa categoria fanno parte quelle pratiche che spesso vengono abbandonate dopo poco tempo perché troppo faticose.. o forse vengono riprese poco prima di eventi o stagioni dell’anno importanti

Nella colonna di sinistra, invece, non troverete delle indicazioni per stare a dieta ma dei consigli per adottare uno stile di vita sano che se appreso e messo in atto con costanza vi permetterà di mantenere il vostro peso ideale senza trascurare la piacevolezza del mangiare.

Pratiche Realmente Efficaci

  1. Chiedersi: Cosa mi piacerebbe mangiare oggi?
  2.  Con chi mi piacerebbe mangiare oggi?
  3. Il nostro organismo si autoregola, non proibitevi dei cibi, piuttosto concedeteveli! Più c’è divieto e più viene voglia di trasgredire!
  4. Fare pasti regolari
  5.  Scegliere un’attività sportiva che sia piacevole e stimolante, come per esempio uscire a passeggiare con il proprio cane”

Pratiche Apparentemente Efficaci

  1. Vietarsi i cibi considerati pericolosi per la linea. Il risultato sarà continuare a pensare a quel piatto succulento che avreste tanto voluto mangiare!!
  2. Stare a dieta ferrea per mesi e settimane e poi abbuffarsi
  3. Mangiare barrette: mangiare è un piacere e mangiare una barretta dubito che dia soddisfazione
  4. Assumere pillole magiche: Mangiare è un piacere… vedi sopra
  5.  Fare esercizio per contenere l’apporto di calorie ingerito: lo sport diventerà un dovere e non un piacere!”

 

Ecco qui… quanti di voi si ritrovano nella colonna di destra e quanti di voi si trovano in quella di sinistra?
Avete sempre adottato pratiche restrittive, poco efficaci o troppo faticose?
Allora provate a mettere in pratica i 5 cinque semplici ma efficaci consigli indicati nella tabella!

L’alimentazione porta con se problemi emotivi e relazionali, contattami per ottenere un cambiamento

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SOS Autostima

L’Autostima è qualcosa che si costruisce con l’esperienza..

Il processo di autostima è qualcosautostimaa che si costruisce anche attraverso i giudizi o i pre-giudizi degli altri..

L’ autostima è un costrutto personale che serve per esprimere una valutazione e una considerazione sulle proprie abilità e capacità.
La sua importanza è fondamentale perché influenza la formazione dell’equilibrio psicologico della persona.
Coinvolge direttamente aspetti cognitivi, emotivi, motivazionali e comportamentali ed è associato alla sensazione di benessere psicologico (Nadone & Salvini, 2013)

io posso
E’ chiaro che la fiducia in sé stessi non viene fornita in dotazione alla nascita, anzi, è qualcosa che si costruisce a fatica mattone dopo mattone.
Spesso necessita di un adeguato lavoro di ristrutturazione.

Subisce l’influenza delle percezioni individuali ma anche di quelle altrui su di noi. E’ qualcosa che si costruisce con l’esperienza e attraverso le relazioni con gli altri. L’autostima è in relazione!
Pertanto quando emettiamo dei giudizi influenziamo il processo di autostima altrui.

Vi porto due esempi su come sia possibile influenzare l’autostima altrui..

Autostima e Lavoro: Mettiamo caso che Luisa sia la datrice di lavoro di Michela…

Autostima e Scuola..C’era una volta Tommaso. Ha 6 anni, ha da poco iniziato…

 

Hai bisogno di una consulenza? Contattami!

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No: imparare a dirlo..

Si può imparare a dire no???

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Forse alcuni di voi concorderanno che di fronte ad una richiesta altrui una delle cose più difficili da dire sia: “NO!”, soprattutto per quelle persone colpite dalla cosiddetta “Sindrome del si”.

Perché dire “NO” è così difficile?

Il “NO” è spesso associato al timore di deludere gli altri e al venire meno di richieste mosse da persone care. In questo caso spesso la persona colpita dalla “sindrome del si”, sebbene si senta stanca,  oppure sia di fretta, per non sentirsi in colpa mette in atto una serie di comportamenti volti ad accontentare le richieste fattegli da un genitore, da un fratello, da un amico, dal datore di lavoro ecc.
Inoltre chi dice sempre di si spesso lo fa con l’intento di evitare confitti e rifiuti, per compiacere gli altri o il proprio datore di lavoro e per il timore di perdere un’opportunità lavorativa che potrebbe non ripresentarsi più.

Eppure….

Quando viene richiesto di fare qualcosa che esula dalle proprie capacità, responsabilità e possibilità dire di “NO”, al contrario di quel che si pensa, è un atto di rispetto verso se stessi e verso l’altro.

Ovviamente non ci si riferisce ad impegni dei quali ci si è presi la responsabilità perché questo è tutt’altro argomento.

Imparare a dire di “NO” significa anche apprezzare di più quando arriverà il momento di dire “SI!
Infatti, quando ci si trova a dover fare per forza, a causa del SUPER SI interiore, qualcosa che si vorrebbe fare ma non si potrebbe si tende ad apprezzarla molto meno, la si vive con ansia, talvolta con rabbia e quasi sicuramente ne si trarrà gran poca soddisfazione.
Imparare a dire “NO” al momento giusto e con la dovuta educazione, serve proprio per apprezzare appieno della situazione nel momento in cui ci si troverà a poter dire consapevolmente SI.

Dire di “No” non è crudele, ne da maleducati se fatto nel modo giusto.
E’ possibile infatti declinare fermamente una richiesta rimanendo gentili ed educati.
Non c’è motivo di temere di fare una brutta impressione nel dire di “NO” , finché si è consapevoli della maniera in cui lo si dice.
E’ altresì importante riconoscere che anche gli altri devono avere l’opportunità di dire “NO” e che questo non coincide necessariamente con un rifiuto o un’offesa nei nostri confronti.

Ma.. quanto costa dire NO? probabilmente all’inizio sarà molto difficile quindi..

In che modo dire “NO”

Per declinare una richiesta esistono davvero molti modi.. ma proviamo ad elencarne alcuni..
E’ possibile fare una contro-proposta, rimandare, scusarsi.. come dire.. “vorrei ma non posso”, essere onesti e sinceri.

Un “NO” al giorno per..

Risultare più affidabili: dare infatti delle indicazioni rispetto alla propria disponibilità aiuterà ad apparire come delle persone organizzate e responsabili.

Ridurre lo stress: attraverso una reale valutazione di ciò che è possibile fare e ciò che pur volendo non si può fare. Nel dire sempre di si, si rischia di avere una carico di richieste sempre maggiori e gli sforzi appaiono sempre meno apprezzati.. un no al giorno toglie la frustrazione di torno!

Guadagnarsi il rispetto degli altri tracciando dei confini utili per apprezzarsi e rispettarsi di più.

Rispettarsi di più: prendendosi il tempo necessario per dare spazio alle proprie attività, ai propri hobby e perché no anche all’OZIO!

“Non mi sembra un uomo libero quello che non ozia di tanto in tanto.”
(Cicerone)

Inoltre ogni SI concesso a ciò che non si desidererebbe fare è un Si rubato a ciò che invece si vorrebbe fare..e il Tempo perso è perso e per definizione non ritorna più..

Hai difficoltà a porre limiti nelle relazioni con altri? Contattami!

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Ansia- Paura

La paura : qualcosa che ci attiva o che ci blocca?

La paura è un’emozione adattiva ché permette di fronteggiare le situazioni che riconosciamo come pericolose.ansia
Il suo ruolo nel mantenimento della specie e nella protezione dell’individuo è di fondamentale importanza, pertanto un uomo senza paura sarebbe un uomo esposto ad innumerevoli rischi.

Vediamo insieme un esempio adattivo di questa emozione:

“E’ sera, fuori c’è buio e percorri da solo una strada decisamente isolata. Senti la pesantezza del silenzio, all’improvviso avverti dei passi dietro di te. Ti volti e vedi un uomo di media stazza che cammina a passo deciso nella tua direzione. A questo punto inizi a sentire il cuore battere forte forte, le mani iniziano a sudarti, la testa è nel pallone, il respiro è affannoso, d’istinto inizi a correre. Arrivato al portone di casa infili a fatica la chiave, sali le scale, è come se non riuscissi a respirare bene. Avverti una forte peso al petto e tensione muscolare, stai sudando freddo, hai la bocca secca e senti un vuoto allo stomaco. Entri in casa, cerchi di riprendere il controllo, ti siedi e a poco a poco il respiro si fa più calmo.. sei al sicuro!”

Questo è un classico esempio di un episodio in cui la paura è funzionale e utile per la sopravvivenza, una delle reazioni d’allarme più complesse infatti è, ad esempio, quella del “attacco o fuga”, che permette di salvarsi la vita attraverso l’uso di comportamenti difensivi in una situazione pericolosa o di fuga da essa.

Talvolta però come diceva Montaigne accade che la paura riguardi il fatto stesso di aver timore.. con le sue parole :
“La paura è la cosa di cui ho più paura”

Quando il timore diventa panico

Sono le situazioni in cui si verifica forte ansia e paura che invece di incrementare la capacità di agire, come avviene in quella adattiva, paralizzano la persona limitandola nelle sue scelte, intrappolandola e rendendola vittima del suo stesso timore.

Quando la paura alimenta se stessa?

Solitamente la persona mette in atto una serie di tentativi di risoluzione che nel migliore dei casi , se funzionali, risolvono il problema ma in altri invece non solo lo mantengono, lo peggiorano.

Quali sono solitamente le strategie di risoluzione che alimentano il problema?

Cosa fare allora?

Guarda qui!

..Il problema quindi, per quanto unico e diverso per natura perché caratteristico di ogni persona, nella maggior parte dei casi si può risolvere..

L’ansia, la paura o i dubbi limitano la tua libertà? Contattami!

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Strategie alternative per risolvere problemi

risolvere-problemiProblemi nuovi strategie vecchie oppure…
problemi nuovi strategie nuove!

Quante volte davanti ad alcuni problemi vengono messe in atto strategie di risoluzione ripetitive, che seppur appaiano efficaci poi si rivelano non solo inutili ma alle volte controproducenti?
Cosa si ottiene quando il comportamento o l’atteggiamento utilizzati per provare a modificare uno o più problemi o una situazione non funzionano?
Esattamente l’effetto contrario.. diciamo che nelle migliori delle ipotesi il problema si mantiene all’equilibrio ma nelle peggiori.. peggiora..

“con le migliori intenzioni spesso si producono i peggiori risultati” Oscar Wilde

Cosa fare allora? Un primo passo potrebbe essere quello di esaminare e riconoscere quali sono quei comportamenti che nonostante siano stati messi in atto rigorosamente non hanno portato ad alcuna risoluzione del problema stesso..

La cornacchia e la brocca

Una cornacchia, mezza morta di sete, trovò una brocca che una volta era stata piena d’acqua. Ma quando infilò il becco nella brocca si accorse che vi era rimasto soltanto un po’ d’acqua sul fondo.
Provò e riprovò, ma inutilmente, e alla fine fu presa dalla disperazione.
Le venne un’idea e, preso un sasso, lo gettò nella brocca.
Poi prese un altro sasso e lo gettò nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Ne prese un altro e gettò anche questo nella brocca.
Piano piano vide l’acqua salire verso di sé, e dopo aver gettati altri sassi riuscì a bere e a salvare la sua vita.

Esopo

Esopo con questa favola ci fa chiaramente comprendere che se la cornacchia avesse continuato ad infilare il becco nella brocca e non avesse cominciato a gettarci dentro i sassi ..con molte probabilità sarebbe morta di sete…..

Contattami per risolvere situazioni difficili e ottenere cambiamenti